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gennaio 2018

Orio Vergani: l’uomo, il giornalista, l’Accademico

Un’impronta ancora ben salda nell’Accademia di oggi.
 

IL 6 febbraio 2018 ricorrono 120 anni dalla nascita di Orio Vergani. Lo vogliamo innanzitutto ricordare con le parole di Eugenio Montale: “Insaziabile nella sua febbre di fare e di far sempre più e meglio, egli viveva rivolto all’avvenire”.
A sua volta, Indro Montanelli scriveva di lui “... del Giro d’Italia e di quello di Francia sapeva tutto, meno chi avesse vinto la tappa, perché per strada si era fermato a una trattoria famosa per i suoi arrosti o per il baccalà, di cui il suo articolo illustrava le delizie”.
“Cattivo scolaro, ragazzo balbuziente, diciottenne timido e pronto a passare dalle vampe del rossore a tremanti pallori”, così descrive sé stesso Orio Vergani (Vittorio, per l’anagrafe) ricordando, anni dopo, il suo esordio nel mondo del giornalismo. Si presentò all’“Idea Nazionale”, accettando un posto di stenografo: fu uno stratagemma, perché nulla sapeva dell’arte di abbreviare le parole. Tuttavia, riuscì tanto bene nel compito: prendeva appunti, al telefono, di ciò che i corrispondenti gli comunicavano e poi scriveva lui gli articoli. “Quelle venti righe diventavano una colonna, una colonna e mezza. I corrispondenti - allora erano pagati a riga - non protestavano, anzi erano ben contenti. Quando il trucco fu scoperto non mi rimproverarono. Mi passarono al ‘Messaggero Verde’ come ragazzo di redazione”. Alle prese con i primi scogli di una professione che doveva poi percorrere alla grande per tutta la vita, si finse anche fattorino quando, su consiglio di Pirandello, eminenza grigia del “Messaggero della Domenica”, dovette recarsi a casa di Giovanni Gentile per fargli tagliare cento righe di un suo articolo.
Certamente ironico, il nostro fondatore, nello scrivere di sé stesso in forma scanzonata, ma anche professionista serio, infaticabile e poliedrico. Entrato al “Corriere della Sera”, la sua firma apparve ininterrottamente sotto migliaia e migliaia di articoli (sembra ventimila), ma fu anche autore teatrale, scrittore di libri e saggi. Scrisse di tutto, di costume, sport, teatro, cronache di guerra e di viaggio, arte figurativa, arte applicata, pubblicità: nulla gli era estraneo di quanto fosse vivo e specchio del tempo, con quella sua indecifrabile scrittura, allineando le righe come una piramide rovesciata.
Il suo interesse per la valorizzazione della nostra cucina, in connubio con la cultura, si sviluppò presto. La nipote Vera, in un convegno accademico, ha ricordato, per esempio, “l’esperienza gastronomico-letteraria” della nascita, nel novembre del 1926 (Orio aveva 28 anni), del premio “Bagutta”, del quale Vergani fu uno dei cofondatori. Un premio letterario nato all’insegna della buona tavola: un permanente convegno di letterati, giornalisti, scrittori, in una trattoria, elevata al ruolo avuto nel passato dal salotto o dal caffè letterario. Vergani intuì per primo il valore culturale del cibo nella dimensione umana, in aperto contrasto con le posizioni concettuali del tempo, quando, con l’unica eccezione di un personaggio come il futurista Marinetti, tutti consideravano la cucina solo un mezzo per garantirsi la sopravvivenza o, al massimo, per soddisfare un piacere edonistico. Forse fu già al Bagutta che Vergani cominciò almeno a vagheggiare l’idea di quella che più tardi sarà l’Accademia, ma successivamente, quando seguì per il “Corriere della Sera”, venticinque Giri d’Italia e di Francia, dai tempi di Binda e Guerra a quelli di Bartali e Coppi, fu lui stesso a scrivere che l’Accademia era “nata da una noterella di viaggio di un cronista vagabondo che si stupì di trovare nel civilissimo Veneto camerieri che gli offrivano cotolette alla milanese e quasi si stupivano ch’egli fosse ansioso di assaggiare delle luganeghe di Treviso, mentre l’oste, che era di Conegliano, gli offriva frettolosamente vini toscani e non vini del Piave”. Così, il 29 luglio del 1953, all’hotel “Diana” di Milano, Orio Vergani fondò, con Dino Villani e altre personalità di rilievo nel mondo della cultura, dell’economia e dell’editoria, l’Accademia Italiana della Cucina.
Così è cominciata la nostra storia.

Paolo Petroni